E' stato eletto, con uno scarto di quattrocento voti, che nel mio (non) piccolo comune equivale a dire: grazie ai voti dei suoi figli illeggittimi e dei suoi pusher. Ma sono solo malelingue, s'intende.
Non ce l'ho fatta. Alla fine ho disegnato sulla scheda elettorale il soave risultato di quell'operazione fatta in anestesia locale, quel gelido dicembre di una quindicina d'anni fa.
Si vota per il sindaco, da queste parti. Potrei mai negare il mio voto all'uomo che m'ha tranciato il prepuzio? Ciononostante la voglia di disegnare il risultato di cotanto soave gesto sulla scheda elettorale è galoppante.
Talvolta mi ritrovo a domandarmi se posso definirmi anarchico. Sarei contento di possedere sensibilità e cultura tali da risolvere il dubbio, purtroppo temo di essere carente sotto entrambi gli aspetti. Mio malgrado, nessuna delle persone che fanno parte della mia vita possono dire diversamente. Mi consolo pensando che un napoletano, essendo una persona straordinaria, ovvero fuori dal comune, non potrà mai essere semplicemente "anarchico". Il bizzarro sta nel fatto che io non sono nemmeno napoletano. La verità è che io sono niente. Dove con niente intendo dire tutto. Sostiene una mia amica che io non finisco mai. Ecco: qualcosa del genere.
...e così i pezzi di Lenny Kravitz presenti nella compilation delle stelline salgono a quota due.